Il linguaggio dei fiori
Da messaggi segreti a piccole dimostrazioni d'affetto di Margaria Sarah e Onesti Ginevra
Il linguaggio dei fiori, noto anche con il nome di "florigrafia", è un metodo comunicativo che non richiede parole né gesti: è interamente basato su dei simboli, ovvero diverse tipologie di fiore, forme dei petali, colori…
Ci sono fonti risalenti addirittura agli ultimi secoli A.C. che certificano l'esistenza di significati attribuiti ai fiori, soprattutto nelle raffigurazioni delle divinità e nei miti religiosi.Per esempio il fiore di Loto, la Nymphaea caerulea, secondo credenze popolari egizie incarnava il Sole crescente e la creazione, e per questo veniva spesso associato al dio dalla testa di falco, Ra.
Insieme alle merci, agli usi e ai costumi, anche questa tradizione è giunta presso i Greci, e dalla penisola ellenica ha salpato i mari fino a raggiungere Roma. In questi luoghi la simbologia floreale è entrata in contatto con le religioni politeiste, diventando parte integrante delle vicende mitiche che le caratterizzano; ne sono in esempio i numerosissimi personaggi che hanno il nome di fiori e piante come Anemone, Giacinto, Iris, Narciso e Alloro.
La prima testimonianza scritta di quest'arte risale al secondo decennio del XVIII secolo e sono le lettere di Mary Wortley Montagu, moglie dell'ambasciatore inglese Edward Wortley Montagu, che racconta di come in Turchia si usasse sfruttare fiori ed altri oggetti per comunicare. Questo era un vero e proprio linguaggio segreto, utilizzato dagli amanti per scambiarsi messaggi. Veniva chiamato salam e consisteva nell'associare a fiori o piccoli oggetti frasi di uso comune che rimavano con gli stessi. Gli oggetti venivano messi in un piccolo sacchetto e passati di nascosto all'amante che, una volta ricevuto il contenuto, doveva capire quale fosse l'ordine giusto della frase per decifrare il messaggio.
Le lettere di Lady Montagu vennero pubblicate dopo la sua morte nel 1762, e tradotte in numerose lingue, tra cui il francese.
Fu proprio in Francia infatti che questa tradizione iniziò a diventare quello che oggi intendiamo con florigrafia: se con il salam si comunicava tramite vari oggetti, una volta raggiunta la Francia nel 18esimo secolo, questo linguaggio si limitò ai fiori. Fu in questa zona, infatti, che nel 1819 venne pubblicato da Charlotte de Latour un libro intitolato Les Language des Fleur, ricco di litografie botaniche che contribuì a diffondere questa pratica.
In Inghilterra, la florigrafia raggiunse il picco della popolarità in epoca vittoriana: la regina non apprezzava il contatto fisico e le profusioni di amore, anche tra coppie sposate, erano viste male in pubblico, perciò si iniziò a sfruttare la florigrafia non più come linguaggio segreto o passatempo come succedeva in Turchia e in Francia, bensì come metodo comunicativo conosciuto dalla maggioranza che consentiva di aggirare le rigide convenzioni sociali dell'epoca.
La florigrafia presentava però un difetto: a causa dei numerosi libri e dizionari che vennero scritti e delle evoluzioni culturali, i significati potevano non coincidere o essere ambigui, portando a notevoli difetti di interpretazione.
Sebbene, nel tempo, questo linguaggio sia caduto nell'oblio, l'usanza si è tramandata sino ai giorni nostri: la rosa rossa è ancora il fiore che dichiara amore e passione;
