Torino città Libera

10.03.2026

Questo 21 marzo il capoluogo piemontese ha ospitato la XXXI edizione della Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie di Gariglio Alice


Un giorno all'anno una città italiana si tinge puntualmente di giallo, arancione e rosa. Uomini e donne di ogni età e provenienza, mentre intonano cori intrisi della storia del nostro Paese, invitano i curiosi affacciati alle finestre a scendere in piazza. Le bandiere sventolate al ritmo della musica colorano le vie, gremite di migliaia di persone che un giorno all'anno si riuniscono per onorare la memoria di quanti hanno perso la vita per un ideale. Quel giorno è il 21 marzo, Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Istituita da Libera, associazione antimafia, la Giornata nacque nel 1996 in Campidoglio, quando venne letto per la prima volta l'elenco delle vittime innocenti. Ogni anno da allora la lettura dei nomi è il momento centrale della mattinata e meta del corteo, che il primo giorno di primavera del 2026 si è radunato a Torino per la XXXI edizione.

Il capoluogo piemontese ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo della rete associativa: nel 1993 lì prese vita "Narcomafie" (oggi "Lavialibera", rivista bimestrale che offre informazione e approfondimento su mafie, corruzione, ambiente e migrazioni), promosso dal Gruppo Abele; sempre in quell'anno dalla città partì Gian Carlo Caselli per assumere il ruolo di Procuratore Capo a Palermo, all'indomani delle stragi, incarico che avrebbe ricoperto fino al 1999. Inoltre Torino fu il triste teatro dell'omicidio del Procuratore Bruno Caccia, assassinato dalla 'Ndrangheta nel 1983.

L'immagine scelta per presentare la XXXI edizione è una formica che cammina accanto alle parole "Fame di verità e giustizia". «Nel 2006, quando Torino accolse per la prima volta la Giornata della memoria e dell'impegno, il manifesto riportava l'immagine di una formica. [...] La formica è un simbolo vivo e attualizzabile vent'anni dopo. Un animale con due stomaci: nel primo stomaco c'è il cibo per sé, nel secondo mette il cibo che porta al formicaio per distribuirlo alle altre. [...] Ha quindi uno stomaco con una funzione sociale, che la rende capace di trasformare il nutrimento in energia collettiva, in impegno che sostiene e rafforza l'intero gruppo. È un invito a pensare alle nostre città come luoghi che hanno bisogno di politiche di redistribuzione, di condivisione e di responsabilità, in un tempo segnato da disuguaglianze crescenti e nuove povertà. Lo slogan scelto è "Fame di verità e giustizia"[...], una fame che diventa desiderio collettivo di nutrirsi di giustizia, di verità, di responsabilità condivisa, per superare le tante forme di fame di diritti e di futuro che la mafia e le ingiustizie sociali continuano a produrre. [...] Contemporaneamente chiediamo che la politica si faccia promotrice di azioni che portino chi ha più risorse ad avere uno "stomaco sociale", per generare azioni redistributive e inclusive», queste le parole riportate nel documento introduttivo disponibile sul sito di Libera.

La XXX edizione della Giornata si svolse a Trapani, e a sfilare per le vie del centro storico furono cinquantamila persone.

Quest'anno a partecipare sono stati oltre cinquantamila, che hanno marciato da Piazza Solferino a Piazza Vittorio per rinnovare la memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata e costruire una riflessione attuale sulla presenza delle mafie, generando impegno e responsabilità condivisa.

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